Aveva quasi tre anni quando arrivò quella diagnosi che suonava come una condanna senza appello: era autistico. “Ho iniziato a quattro anni – racconta –. Non si può non tener conto delle caratteristiche particolari di quel territorio, che si può equiparare in effetti a una 'zona di guerra'. I tecnici ci tengono però a sottolineare che la Fisdir non è solo una fabbrica di campioni. Tra i suoi lavori più recenti “Volere volare”, un reportage sulla vita di Carla, una donna con spina bifida nata sul finire degli anni Sessanta a Roma, città in cui lui stesso abita. Ma non possiamo fare una squadra, e questo mi fa arrabbiare. Ma io sono nato in Italia». La prima a stentare a crederci è proprio lei, che ha incrociato l’equitazione quando ne aveva già provate tante. Poi è entrato nella sezione Special Team e oggi, dopo aver frequentato un apposito corso, è assistente tecnico. E per chi non ne fosse convinto c’è l’intera storia del movimento paralimpico a dimostrarlo: una sorta di città ideale dove tutti trovano casa, non solo gli “iperatleti”, che da Londra 2012 in avanti hanno conquistato il cuore del pubblico con prestazioni sportive dai risultati sorprendenti. “Come molte famiglie, per capire in cosa ci eravamo imbattuti abbiamo girato per i centri specializzati di tutta Italia. Il caporalato è made in Italy, La prima linea è alle Molinette «Non dimentichiamo gli altri malati», Dai Paesi del G20 le armi per distruggere lo Yemen (e briciole per gli aiuti), I professori insegnano in strada e i disabili non sono più soli in classe, Scontro Regioni-governo. Conta al momento una quarantina di ragazzi, tra maschi e femmine». “D’altronde”, commenta il delegato regionale del Lazio, “Michael Phelps, il nuotatore più medagliato di tutti i tempi, aveva un disturbo relazionale come l’Adhd”. Io quando gioco sono felice. “Poi entro in campo e tutto sparisce. Lo scarto nei tempi tra i campioni normodotati e quelli con difficoltà cognitive o relazionali è di una manciata di secondi: per esempio, nei 100 metri stile libero la differenza è di circa 10 secondi per gli atleti con sindrome di Down, tra i cinque o sei per gli altri. È una perfezionista, cerca sempre la precisione del gesto”. In difesa faccio danni, in attacco segno”. Parlare però non è ancora il suo forte: “Mi piace lo sport Fisdir, le gare con la Fisdir”, dice con scarse ma sincere parole. Nonostante le tante medaglie e la costanza degli allenamenti, Federica non ha mai avuto l’ambizione di arrivare in Nazionale. A rilanciare l’appello di coach Antonelli è, nel campo politico, Michele Anzaldi, deputato del Pd attento ai temi sociali. Nonostante una severa forma di autismo, compete anche con i normodotati. Per le spese ci si appoggia alla raccolta fondi: dopo aver sistemato il fondo della palestra, ora è stato lanciato un crowfunding per il pullman. Conta al momento una quarantina di ragazzi, tra maschi e femmine». Lo scarto nei tempi tra i campioni normodotati e quelli con difficoltà cognitive o relazionali è di una manciata di secondi, i tempi finali sono comunque performanti, impossibili da raggiungere per chiunque senza la fatica e i sacrifici di un allenamento costante. * L’autore delle foto, Massimo Podio, nel corso della sua carriera di fotografo indipendente si è occupato di disabilità e temi sociali. Prima del lockdown Claudio si allenava tutti i giorni, raggiungendo la palestra da solo, con l’autobus 709. Perché il bello del movimento è proprio questo: ogni tipo di atleta è benvenuto, e tutti possono gareggiare secondo le proprie possibilità, a prescindere dai limiti fisici, sensoriali e cognitivi. Le manca quella cattiveria necessaria nello sport. È a partire dagli anni 2000 però che gli eSports hanno goduto di una crescita esponenziale, sia in termini di giocatori, che di spettatori, e naturalmente anche in termini monetari. Frati in quarantena. Ora partecipa alle gare, sale sul podio, ha riempito la casa di medaglie. In Italia lo sport professionistico è regolamentato dalla legge 91 del 1981, che stabilisce le modalità di divisione in dilettantistico e professionistico. Dicono che non si può perché siamo stranieri. Grazie all’incontro con Luciano De Santis, referente tecnico nazionale della Fisdir, all’epoca alle prime armi nello sport con le persone disabili, il piccolo Alberto cominciò una terapia riabilitativa, trasformatasi presto in attività sportiva. “È l’attività cosiddetta promozionale”, chiarisce Cavana, “diretta a quanti, per via di una disabilità particolarmente grave o perché avanti negli anni, non sono ancora pronti all’agonismo. È significativo che questa storia accada sul litorale casertano, dove la massiccia presenza di immigrati, oltre 10mila, ha spinto il governo Gentiloni a inviare qualche settimana fa un commissario straordinario per l’integrazione sociale.

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